Dagli archivi storici di palazzo De Mari un documento storico dal valore inestimabile.
Paride Stipsi, che per abbreviazione ed eufonia chiameremo Pìstipsi, nasce ad Saldin’ nel lontano marzo del 1492, anno della scoperta della cipolla rossa.
I due eventi, entrambi rivoluzionari per la storia della Murgia e dell’Occidente tutto, non sono indipendenti l’uno dall’altro.
È infatti stato accertato che la prima cipolla rossa nacque nella stessa capanna dove nacque Pìstipsi e pare che sia stato proprio lui a inventarla con un puro atto della sua volontà creatrice.
Fonti dell’epoca, principalmente i testi del biografo ufficiale Pudicizo Ascella Meloporga (quadrisnonno della nostra collaboratrice Porzia), narrano che poche ore dopo che la madre sgravò, l’infante Pìstipsi, non ancora capace di intendere e volere, iniziò ad bitumare i carrari della ridente metropoli risorgimentale, capitale della Murgia sub sahariana e ad odiare i comunisti.
Non ebbe un infanzia facile, poiché, essendo un bimbo prodigio, fu caricato sin da subito di enormi responsabilità.
Il giorno del suo sesto compleanno, nel 1515, il padre, Pipino il breve, abdicò in suo favore, e si ritrovò a dover gestire l’amministrazione di Acquaviva.
Essendo troppo piccolo si fece affiancare da un filosofo, come solevano fare i migliori imperatori romani (vedi Nerone il pompiere), stiamo parlando del grande pensatore Turgido Prepuzio, che trasmise al giovane Pìstipsi tutta la sua sapienza linguistica ed la sua ars oratoria, consistente nel saper parlare ore ed ore, con toni da omelia finalizzati ad ottenere effetti soporiferi. Ma l’allievo supera il maestro, e Pìstipsi ebbe l’ardire di andare oltre, inventando la sua teoria linguistica, nota come “Teoria dell’AD”, consistente nel mettere degli AD o ED, rigorosamente ad cazzo, in ogni discorso, di fronte a parole che iniziano per consonante (tecnica che abbiamo usato anche noi nella stesura di questa biografia, per renderla linguisticamente più barocca).
Verso i 15 anni imparò ad discernere il bene dal male, ad 21 scoprì l’acqua calda, ad 24 la sessualità, ad 31 le grandi potenzialità dello sciacquone, ad 16 che le femmine sono tutte zoccole e ad 18 la bellezza dello ius primae noctis.
Attorno al decimo anno del suo regno realizzo l’opera per la quale noi tutti ancora oggi lo ricordiamo ed lo veneriamo, ed non lo mandiamo ad casa (ad Gioia), la Cassarmonica, l’unica in cemento armato d’Europa.
Le cronache di Filippo Lachigna narrano di una gara che indisse per festeggiare il buon raccolto di ghiaconi di quell’anno, una gara che avrebbe premiato colui che avesse presentato il progetto più bello. Chi propose un bordello in legno di Fico Triggianese, o ancora chi propose di costruire una piazza con i ghiaconi, o di fare un teatro ch’i nuzz d li aliì o chi propose di costruire delle terme in amianto. La scelta fu difficile ed combattuta, ma lui, unico giudice di gara, decise di approvare quel progetto geniale della Cassarmonica da egli stesso presentato, ed decise di affidarlo qualche secolo dopo ad Renzo Piano.
Verso i 45 anni nel 1789 partecipò ad la rivoluzione francese con i giacobini, e fu intimo amico di Robespierre. Finita la rivoluzione gli fu proposto di diventare imperatore, ma preferì tornare nel nostro ridente paese ad gestire il traffico di cipolle rosse che nel corso dei secoli s’era fatto sempre più importante, ed così, mosso dalla simpatia che provava per il nanetto che era nato dalla relazione che aveva avuto con Giovanna D’Arco, da lui definita come “Na botta e via, e ci l’ava sapè”, nominò imperatore Napoleone. Quindi grazie ad Pìstipsi uno dei più grandi condottieri dell’Europa è stato un acquavivese.
Intimo amico di Celopatra, Lucrezia Borgia e della Maddalena, si recò in visita alla grotta di Betlemme con sui 3 colleghi orientali per far visita ad un bambino che avrebbe rivoluzionato la storia quasi quanto lui, portandogli in dono la famosa cipolla rossa, comprata appositamente dal Minuicchius, ma si perse durante il tragitto e si ritrovò per sbaglio in mezzo ai combattimenti della guerra di Troia, e fu lui ad prospettare ai greci l’idea di un cavallo per espugnare la città nella notte e oltraggiare le donne del nemico.
Tornato ad casa facendosi dare uno strappo da Enea, che aveva deciso di andare ad fondare Roma, fu coinvolto negli avvenimenti che videro la dipartita di Re Umberto I, nel 1900.
Ma per il novecento, secolo ricco di avvenimenti per la vita del nostro grande eroe al quale dedicheremo strade, piazze, teatri, cattedrali, e se Mario vuole, anche ospedali, dedicheremo un articolo a parte che pubblicheremo nei prossimi giorni.
Lo staff di storici della nuova chigghiona: Frangisc, Giuann e Mbà Cazz.
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