Iniziamo oggi, gloriosi lettori, una magniloquente e atmosferica nuova rubrica, dedicata ai molteplici siti d’interesse storico, culturale e turistico che la nostra veemente cittadina propone all’uomo medio.
Partiamo con quello che è stato giustamente soprannominato “il Grand Canyon delle Puglie”: u Grav’gghion. Situato sulla via vecchia di Cassano, dove vanno le mignotte a sgambettare per tenere sodi i glutei e renderli più prensili, è una dolina, larga 8 kilometri e profonda 435 metri, d’origine carsica o forse divina, dato che recentissimi studi, condotti da mucchi di studenti ubriachi e Assessori al Vagabondaggio in vena di burle, hanno dimostrato che anticamente il Graviglione era meta di pellegrinaggi, forse non del tutto dissimili da quelli che fecero di Delfi il centro del mondo greco. Sul fondo della cava infatti si sprigiona un gas esilarante che faceva andare in trance gli stregoni, che oracolavano a destra e a manca in cambio di favori sessuali (di qui l’attrazione delle troie suddette per l’area circostante). Qualche bolscevico ambientalista e disfattista sostiene invece che i gas siano frutto dei rifiuti che gli acquavivesi, a loro dire, riverserebbero nel Graviglione.
In effetti fino a pochi anni fa, dopo 50 anni di governo sovietico in tutta Italia, questa splendida nostra spaccazza era un po’ lurda, ma appena insediato il sindaco P. Stipsi si rimboccò le maniche e la ripulì, in totale solitudine. E non sudò neanche.
Secondo appuntamento per la rubrica culturale che tutti i blog e i paesi viciniori (ridenti e non) ci invidiano. Pubblichiamo la lettera di un cordiale lettore così come l’abbiamo ricevuta:
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